Icona

Per capire l’icona dobbiamo abbandonare le nostre categorie estetiche e lasciarci trasportare dalla nostra fede, perché di fronte ad una icona, non siamo semplicemente in presenza di un oggetto devozionale o di una rappresentazione pittorica, con intenti figurativi ed artistici, ma di fronte al mistero della persenza.

L’icona è una teofania, ossia una rivelazione di Dio e del suo mistero inspiegabile ma rivelato dal Figlio; una Preghiera che santifica l’anima del credente con il mezzo della vista corporea che risveglia lo sguardo spirituale.

L’icona è una finestra sul mistero dell’invisibile, capace di far entrare il credente, grazie alla contemplazione, dentro la dimensione dello spirito e di condurlo  alla testimonianza della fede e all’imitazione del modello originario che è Cristo stesso.

L’icona viene “scritta” perché è la parola di Dio scritta con l’immagine, mediante un linguaggio codificato da secoli e tramandato nelle Chiese di tradizone orientale.

Nella  Presentazione degli atti del concilio Niceno II Piero Marini scrive: La Costituzione dogmatica Lumen gentium richiama esplicitamente il Concilio niceno II (…) esorta “ad osservare scrupolosamente quanto in passato è stato sancito circa il culto delle icone di Cristo, della beata Vergine Maria e dei santi”.

L’icona “vive” nella preghiera personale e liturgica. Papa Giovanni Paolo II ricordava: “L’arte per l’arte, la quale non rimanda che al suo autore, senza stabilire un rapporto con il mondo divino, non trova posto nella concezione cristiana dell’icona. Quale che sia lo stile adottato, ogni tipo di arte sacra deve esprimere la fede e la speranza della Chiesa” (Duodecimum sæculum, n. 11).

E il Patriarca Dimitrios I afferma: “La presenza delle icone nelle chiese, con i presbiteri che celebrano e i fedeli che pregano, è l’attuazione di quel momento in cui sarà realizzato il mistero della comunione dei santi, adoranti il Dio trinitario; di tutti coloro che si sono resi graditi a Dio e costituiscono la Chiesa orante di oggi e dei secoli che verranno. E la venerazione delle icone, nel culto della Chiesa, ha un’importanza anche più grande, poiché avvicina i fedeli che le venerano a Dio, alla presenza ipostatica delle persone rappresentate e ai gesti sacramentali che vengono celebrati nel timore di Dio” (Enciclica, 15. 9. )

Occorre riprendere la tradizione dei santi padri e fare vivere le icone nel loro ambito specifico, la preghiera personale e la celebrazione liturgica. La liturgia tende a far diventare il mistero di Cristo mistero della Chiesa, a far sì che i cristiani diventino “il Figlio stesso di Dio”, secondo la bella espressione di Ireneo di Lione (Contro le eresie III, 19, 1): le icone sono ausilio prezioso in questo cammino di assimilazione a Cristo.

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